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I Cook a Story - Cherry + Lebanon Cedar:
C’era una volta un albero di ciliegie. Aspettava che i raggi del sole lo  riscaldassero tutto, fino alle punte piú profonde delle radici. Amava  restare li, lasciandosi accarezzare dall’odoroso vento della primavera.  Ad ogni primavera, i boccioli di ciliegia sono i primi a schiudersi, ad  avventurarsi fuori a vedere cosa è cambiato. Si stropicciano gli occhi  increduli d’aver tanto dormito. Si guardano attorno per vedere chi dei  familiari si è già svegliato. E poi arriva il leggero vento, una brezza  che piega armoniosamente i rami agili del ciliegio. Alcuni petali  iniziano a danzare nell’aria. Senza meta, viaggiano sereni, leggeri  aspettando di posarsi su qualcosa che abbia significato, che abbia quel  non so che di magico. Un piccolo petalo rosa, profumato come un oceano  di cuori palpitanti, cerca il Posto dove posarsi. Cerca, scruta, ma  niente, non c’è nulla che valga la pena di diventare il luogo dove,  lenta,ente, si sarebbe lasciato morire. Cosa potrebbe essere cosí  importante e unico per cui valga la pena di dedicare la propria breve  esistenza? Il petalo,  vorticosamente fece il giro della vallata alla  ricerca del Suo Posto. Alla fine si imbatté nei rami tortuosi di un  Cedro.  Profumato,  regale, niente che avesse mai visto. Finí la sua  corsa su di una piccola pigna di cedro. Cosí legnosa, cosí profumata.  Non poteva farne a meno. I suoi sensi furono interamente rapiti da  quell’essere sconosciuto. Il petalo cercó un contatto col cedro, ma  niente. Lui rimaneva li, in silenzio, ad osservare quell’intrepido  petalo che aveva scelto lui, proprio lui fra tutti quegli alberi da  frutto piú belli e accoglienti. Iniziarono a guardarsi senza profferir  parola. Non ne avevano bisogno. Per degli infiniti istanti, il cedro e  il petalo rimasero l’uno di fronte all’altro come se niente avesse piú  importanza. Quando venne la sera, il petalo inizió ad aver freddo, a  perdere luce e colore. Il cedro si preoccupó, si avvicinó cercando di  riparare il suo nuovo amico. Fu inutile. Il petalo, felice, si lasció  cullare dal cedro per tutta la notte. L’umo accanto all’altro, con un  sol tocco, il petalo condivise col cedro tutti i ricordi della sua  fulminea vita, come sua personalissima dote. L’albanese arrivó. Il cedro  si sveglió e immediatamente controlló come stesse il suo amico. Il  petalo si era lasciato andare restando fermo, disteso, fra le braccia  del cedro. Cosí il petalo morí accompagnato dal calore e dalla presenza  del suo amico cedro sentendomi finalmente completo con la consapevolezza  che finché fosse rimasto nei ricordi del cedro, lui non sarebbe mai  morto sul serio.
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I Cook a Story - Cherry + Lebanon Cedar:

C’era una volta un albero di ciliegie. Aspettava che i raggi del sole lo riscaldassero tutto, fino alle punte piú profonde delle radici. Amava restare li, lasciandosi accarezzare dall’odoroso vento della primavera. Ad ogni primavera, i boccioli di ciliegia sono i primi a schiudersi, ad avventurarsi fuori a vedere cosa è cambiato. Si stropicciano gli occhi increduli d’aver tanto dormito. Si guardano attorno per vedere chi dei familiari si è già svegliato. E poi arriva il leggero vento, una brezza che piega armoniosamente i rami agili del ciliegio. Alcuni petali iniziano a danzare nell’aria. Senza meta, viaggiano sereni, leggeri aspettando di posarsi su qualcosa che abbia significato, che abbia quel non so che di magico. Un piccolo petalo rosa, profumato come un oceano di cuori palpitanti, cerca il Posto dove posarsi. Cerca, scruta, ma niente, non c’è nulla che valga la pena di diventare il luogo dove, lenta,ente, si sarebbe lasciato morire. Cosa potrebbe essere cosí importante e unico per cui valga la pena di dedicare la propria breve esistenza? Il petalo, vorticosamente fece il giro della vallata alla ricerca del Suo Posto. Alla fine si imbatté nei rami tortuosi di un Cedro. Profumato, regale, niente che avesse mai visto. Finí la sua corsa su di una piccola pigna di cedro. Cosí legnosa, cosí profumata. Non poteva farne a meno. I suoi sensi furono interamente rapiti da quell’essere sconosciuto. Il petalo cercó un contatto col cedro, ma niente. Lui rimaneva li, in silenzio, ad osservare quell’intrepido petalo che aveva scelto lui, proprio lui fra tutti quegli alberi da frutto piú belli e accoglienti. Iniziarono a guardarsi senza profferir parola. Non ne avevano bisogno. Per degli infiniti istanti, il cedro e il petalo rimasero l’uno di fronte all’altro come se niente avesse piú importanza. Quando venne la sera, il petalo inizió ad aver freddo, a perdere luce e colore. Il cedro si preoccupó, si avvicinó cercando di riparare il suo nuovo amico. Fu inutile. Il petalo, felice, si lasció cullare dal cedro per tutta la notte. L’umo accanto all’altro, con un sol tocco, il petalo condivise col cedro tutti i ricordi della sua fulminea vita, come sua personalissima dote. L’albanese arrivó. Il cedro si sveglió e immediatamente controlló come stesse il suo amico. Il petalo si era lasciato andare restando fermo, disteso, fra le braccia del cedro. Cosí il petalo morí accompagnato dal calore e dalla presenza del suo amico cedro sentendomi finalmente completo con la consapevolezza che finché fosse rimasto nei ricordi del cedro, lui non sarebbe mai morto sul serio.

  • 1 anno fa
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